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Quota 100: tutto ciò che c’è da sapere

Quali sono gli elementi base introdotti dalla Quota 100? Chi coinvolge e cosa succederà all’opzione donna e all’Ape sociale? Vediamo in questo articolo i dettagli del pacchetto previdenziale contenuto nel decreto legge recentemente approvato dal governo.

Con la Quota 100 si introduce il diritto ad accedere alla pensione anticipata senza penalizzazioni al raggiungimento dell’età anagrafica di almeno 62 anni e con 38 anni di contributi. Il ritiro dal lavoro con questi requisiti sarà possibile dal 1 aprile 2019 per i lavoratori privati in possesso della quota 100 al 31 dicembre 2018 e dal 1 agosto 2019 per i lavoratori pubblici. Dal prossimo primo settembre potranno andare in pensione con la nuova legge anche i dipendenti della scuola.

Inoltre il decreto prevede la riduzione dell’anzianità contributiva indipendentemente dall’età anagrafica e saranno sufficienti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, una volta raggiunto tale requisito si percepirà la pensione dopo 3 mesi.

Cambia anche l’opzione donna che offre oggi alle donne la possibilità di andare in pensione a 58 anni se dipendenti e a 59 anni se lavoratrici autonome, al patto di aver maturato al 31 dicembre 2018 almeno 35 anni di contributi.

41 anni di contributi per la pensione dei lavoratori precoci

Requisiti Quota 100
Dal 2019 si potrà andare in pensione con la nuova Quota 100.

Con il termine “lavoratori precoci” si intendono tutte quelle persone che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni e che potevano andare in pensione con 40 anni di contributi e quindi un’età anche inferiore ai 60 anni con la Riforma Fornero del 2012.

Il decreto Quota 100 appena approvato supera la riforma Fornero abrogando gli incremento dell’età pensionabile dei lavoratori precoci conseguente all’aumento della speranza di vira media. Oggi chi ha iniziato a lavorare prima della maggiore età andrà in pensione con 41 anni di contributi e anche in questo caso si inizia a percepire la pensione da 3 mesi dopo il maturamento dei requisiti.

Quota 100: riscatto laurea agevolato entro i 45 anni

La riforma permetterà di riscattare la laurea con una formula agevolata entro i 45 anni e lo sconto sarà di circa il 30%. Si potranno riscattare anche i periodi non coperti da contribuzione con la possibilità di rate fino a 60 mesi e detrazioni pari al 50% in 5 quote annuali, a patto di non avere contributi maturati prima del 31 dicembre 1995 e di non essere titolari di pensione.

TFS e Quota 100: anticipo di 30mila euro

Cambia anche con Quota 100 il pagamento del TFS (Trattamento di fine servizio) ovvero è possibile evitare il differimento nel tempo per i dipendenti pubblici, ottenendo subito un anticipo pari a un massimo di 30mila euro. È, infatti, previsto un fondo di garanzia per accedere al prestito bancario con la restituzione degli interessi come sconto fiscale, senza costi per i lavoratori.

Un’ultima novità è data dal “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale”, ovvero la possibilità di lasciare il lavoro tre anni prima del raggiungimento di Quota 100 per chi ha un contratto a tempo indeterminato. L’accesso a questo strumento, che prevede un assegno straordinario di sostegno al reddito, è riservato a chi ha almeno 59 anni d’età e raggiungerà Quota 100 nel 2021 a 62 anni. A patto che ci sia una nuova assunzione in azienda.

Infine è prevista la reintroduzione del CdA dell’INPS, composto dal presidente e altre 4 membri che saranno nominati entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto assieme al nuovo presidente dell’Inail.

Nel dettaglio, chi lascerà il lavoro a 64 anni subirà un taglio della pensione pari a circa l’8%. Facciamo un esempio: il lavoratore che lascia il posto in anticipo con uno stipendio di 1200 euro prima di Quota 100 sarebbe andato in pensione a 67 anni con 900 euro mensili, mentre ora uscirà dal mercato del lavoro a 64 anni con 828 euro, circa una mensilità in meno all’anno.

 

 

 

 

 

 

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