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Realtà virtuale, video in 3D, filmati stereoscopici e immersivi

Chi si occupa di produzione video è sempre alla ricerca di tecniche espressive sempre più complesse in un settore in perenne evoluzione. Chi vi opera, sia come media agency che come produttore si ritrova spesso presentate richieste talvolta bizzarre o, per meglio dire “fuori dal comune”. Probabilmente, l’ampio processo di espansione delle nuove tecnologie ha generato un’offerta abbondantemente confusa per chi non vi operi direttamente Nell’ articolo che segue tenteremo di porre un po’ di ordine.

Virtuale e reale,  2D e 3D

Per prima cosa bisogna applicare una distinzione tra i due termini in questione: da una parte la realtà, dall’ altra il carattere virtuale.




La stessa terminologia ci suggerisce due diverse declinazioni. Le immagini reali sono ascrivibili alla realtà, sono catturate memorizzando quello che si vede. Hanno un carattere veritiero , più o meneo elaborato, con operazioni di post-produzione come il color grading (la correzione del colore) . Spostandoci invece nell’ambito del virtuale assistiamo alla realizzazione di fotogrammi sintetici, immagini artificiali in 3D, tridimensionali. Il processo di rendering fa assumere a quanto visualizzato un carattere veritiero o verosimile, talvolta fotorealistico, talvolta volutamente sintetico, grazie al calcolo e alla rappresentazione simulata di luci e ombre; tanto che definiremo il nostro filmato un Video 3D, per utilizzare e sottolineare la definizione data alle origini coi primi cartoni animati tridimensionali: si parlava e si parla tutt’ora di animazione tridimensionale. Questo studio, ad esempio, utilizza le animazioni 3D per simulare non solo processi industriali, ma anche per rendere tridimensionali opere d’arte bidimensionali

Video Stereoscopici

A creare una prima confusione fu il passaggio alla seconda fase della visione stereoscopica: dalle immagini statiche (degli anni 50) si passò ai video; si trattava e si tratta tutt’oggi di quel filmato prodotto da due camere parallele (o in asse con l’uso di uno specchio) il cui risultato va visto con l’impiego di occhialini. Questi non solo permettono la visione di elementi che sembrano discostarsi e fuoriuscire dallo schermo, ma allo stesso tempo consentono di apprezzarne la profondità. Possiamo anche in questo caso trovare produzioni audiovisive stereoscopiche fatte sia con riprese reali che con immagini sintetiche; quindi potremmo ritrovarci ad avere a che fare con video stereoscopici sia reali, sia virtuali.




Filmati immersivi e a 360 gradi

Quando parliamo di filmati immersivi, partiamo dall’assunto che questi siano video sferici, eredi delle foto panoramiche o Quicktime VR: nati nel 1995 nella casa di Cupertino, ma poi dismessi nel 2018 dalla stessa Apple.
Negli ultimi anni sono arrivate sul mercato camere stand alone capaci di filmare contenuti a 360 gradi sferici. Queste hanno sostituito i rig fatti da quattro, o sei camere, cioè una macchina da ripresa per ogni lato, i cui fotogrammi venivano lavorati per confluire in un’unica immagine attraverso la tecnica dello stitching.




La fruizione di questi contenuti può avvenire con appositi visori, come Samsung Gear e Oculus, per citarne alcuni.
Ma anche, e soprattutto tramite smartphone o tablet, grazie agli accelerometri posti al loro interno. Oltre che il classico personal computer
Anche i video a 360 gradi possono essere reali o sintetici, e stereoscopici. In quest’ultimo caso però la visione può avvenire solo tramite i visori dedicati . Oggi questa tecnica sta trovando largo impiego non solo nel settore del gaming e dell’enertainement, ma anche nel settore turistico e alberghiero dove l’uso di video a 360 gradi vr trova largo impiego in fiere e attività promozionali, come in questo caso

ideo_360_VR

Realtà virtuale

A cavallo tra gli anni 80 e 90 comparvero per la prima volta contenuti virtuali, cioè mondi e ambienti esplorabili generati dal calcolo matematico.
Oggi grazie all’impiego di riprese reali a 360 gradi è possibile costruire mondi virtuali che diventano interattivi grazie a diversi linguaggi di programmazione. Questi comandi consentono all’utente di rapportarsi e interagire con gli elementi che lo circondano durante l’esperienza immersiva. E’ un connubio tra video a 360 gradi e realtà virtuale vera e propria.
E’ una evoluzione diretta del linguaggio di programmazione per il web VRLM, da cui nacquero esperienze virtuali come Second Life




realtà aumentata
Ph Patrick Schneider – Unsplash

Realtà aumentata

La realtà aumentata, diversamente dalla realtà virtuale costituisce un fruizione simultanea di elementi reali, in diretta, con elementi di tipo virtuale. Tridimensionali o bidimensionali. Trova oggi largo impiego nelle attività connesse all’ Industria 4.0
Le realtà aumentata rappresenta un contesto da poter esplorare, ma non in modo immersivo come nel caso della realtà virtuale. Offre una serie di contenuti aggiuntivi alla visione tradizionale.
La sincronizzazione delle immagini reali con i contenuti aggiuntivi viene calcolata in base alle alterazioni dell’accelerometro, derivanti dal movimento del nostro smartphone.

Giuseppe Galliano Studio
C.so Cavallotti 24
28100 NOVARA ITALY
www.giuseppegalliano.it

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